La stufa a olle e la tradizione dei fornelari di Sfruz in Val di Non

La stufa a olle e la tradizione dei fornelari di Sfruz in Val di Non
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Una storia di tradizione artigianale, quella della stufa a olle, che si intreccia con una ricchezza propria del territorio. A Sfruz, paesino noneso dell’altopiano della Predaia.

Oggi la stufa in maiolica o stufa a olle è un sistema di riscaldamento tra i più apprezzati in particolare nelle case di montagna, ma non solo. Queste stufe a legna, realizzate con mattoni refrattari e olle (formelle d’argilla decorate) sono un sistema di riscaldamento conosciuto e apprezzato da molti.

Nella stufa a olle il calore viene rilasciato dai componenti della stufa in maniera lenta e costante dopo averlo accumulato durante la combustione della legna, un rilascio che continua per lungo tempo anche dopo che il fuoco si è spento.
Non si tratta solo di un sistema di riscaldamento economico ed ecologico, oggi la stufa a olle, sia che abbia un design moderno o classico, è anche di un oggetto d’arredo con una precisa e caratteristica valenza estetica.

Un prodotto insomma generalmente molto conosciuto e apprezzato in generale, ma che in Val di Non è anche protagonista di una storia di eccellenza tradizionale davvero unica. Non è un caso che molto spesso negli studi storico artistici che riguardano palazzi e castelli della zona vengano citate le stufe di Sfruz.

In molti palazzi e residenze antiche signorili infatti è possibile trovare preziose stufe a olle antiche, per esempio a Casa Campia a Revò o a San Romedio  . In alcuni casi invece di queste stufe rimane solo la memoria  negli scritti storici, come nel caso di castel Belasi castello che tra i vari affronti subiti annovera anche quello della distruzione (o smantellamento) delle sue stufe settecentesche di Sfruz, oggi di fatto, del tutto perdute.

stufa a olle casa campia i love val di non Sfruz

Argilla, risorsa dalla terra

Come nasce questa tradizione? Nasce molto lontano e nasce grazie a una risorsa naturale della zona, l’argilla.
Il nome Sfruz infatti verrebbe da un termine latino dal significato di forare, nel senso di bucare il terreno per estrarre l’argilla. L’argilla è una ricchezza della zona che sicuramente gli abitanti di un tempo impararono presto a sfruttare, pare già in epoca romana fatto che venne confermato da alcuni ritrovamenti databili I/II secolo d.C. rinvenuti a inizio ‘900 proprio in paese.

Come zona abitata, la località si trova nei documenti già dal 1280 come Fruzo e nelle regole di castel Bragher, nel 1473, come Sfruzi. Altra citazione del 1532 si trova nella stesura dello statuto di Vervò per la redazione del quale furono chiamati a testimoniare due abitanti di Fruzo tra cui uno era maestro fornelaro, il che attesta di fatto una realtà artigianale già consolidata.

La stufa a olle

Un fare antico dunque quello della stufa a olle di Sfruz, che a partire dal 1500 si definì con un periodo particolarmente felice dell’attività fornelara; questa fase si diceva legata a maestri che venivano da Faenza ma pare che tale fatto sia in realtà privo di fondamento, come specificato anche in studi recenti.

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L’attività dei maestri fornelari di Sfruz ha trovato massima espressione nella realizzazione delle formelle per le stufe in maiolica dipinte, come si dice, in punta di pennello, per indicarne l’estrema bellezza e raffinatezza.

Una particolarità che bene identifica questa eccellenza nonesa era un colore, un verde speciale e bellissimo, brillante come il verde Veronese ma del tutto unico, la cui ricetta originale è ancora gelosamente custodita dall’Associazione Antiche Fornaci di Sfruz. Dobbiamo però specificare che ciò non significa che una qualsiasi stufa di colore verde possa essere indicata come proveniente dalla manifattura di Sfruz.

La produzione di stufe a grandi formelle iniziò nel 1563, ma è tra il 1792 e il 1854 che la produzione trovò grande fortuna. Pare che proprio in quell’arco di tempo, le tre fornaci di Sfruz producessero oltre 1200 stufe di vario formato destinate a case, palazzi e castelli, le stufe di Sfruz arrivarono da Mantova a Salisburgo, da Ferrara a Vienna.

Sul finire dell’ ‘800 i grandi cambiamenti e scoperte portarono a rivoluzioni in tanti campi. Il petrolio, il nuovo combustibile liquido apparentemente più pulito e meno costoso della legna richiedeva stufe in ghisa e metallo realizzabili in serie, più facili da produrre, più economiche e facilmente diffondibili. In queste epoche di cambiamento, in moltissime case le vecchie stufe a olle vennero abbattute per fare posto alla modernità, creando così un’enorme perdita dal punto di vista del patrimonio tradizionale.

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Associazione culturale Antiche fornaci di Sfruz

Nel 2005 viene fondata un’Associazione che, oltre a conservare l’antica ricetta del verde Sfruz come vi dicevamo qui sopra, ha come obiettivo la ripresa e il rilancio dell’antica arte della ceramica, e la valorizzazione di tutte le antiche tradizioni artigianali e culturali.

L’Associazione ha organizzato due convegni internazionali sull’argomento, nel 2008 e nel 2011 e si è proposta il progetto di un censimento di tutte le antiche stufe ancora rimaste, ma l’attività del gruppo riguarda anche il patrocinio di pubblicazioni e l’organizzazione di un concorso di pittura su ceramica. Se volete seguire le attività dell’Associazione il sito è antichefornacisfruz.it.

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