3 cose che forse non sapete su Sfruz e sulla tradizione dei fornelari

Una storia di tradizione artigianale che si intreccia con una ricchezza propria del territorio, a Sfruz, paesino noneso dell’altopiano della Predaia.

Oggi la stufa in maiolica o a olle è uno dei sistemi di riscaldamento più apprezzati in particolare nelle case di montagna, ma non solo. Queste stufe a legna, realizzate con mattoni refrattari e olle (formelle d’argilla decorate) sono un sistema di riscaldamento sempre più amato, il calore viene rilasciato dai componenti della stufa in maniera lenta e costante dopo averlo accumulato.
Non si tratta solo di un sistema per riscaldare economico ed ecologico ma oggi la stufa a olle, sia che abbia un design moderno o classico, è anche di un oggetto d’arredo con una precisa e caratteristica valenza estetica.

Un prodotto dunque generalmente molto conosciuto e apprezzato ma che in Val di Non è anche protagonista di una storia di eccellenza tradizionale davvero unica. Non è un caso che molto spesso negli studi storico artistici che riguardano palazzi e castelli della zona vengano citate le stufe di Sfruz.

In molti palazzi infatti queste stufe ci sono ancora, come a Casa Campia o a San Romedio, in altri casi rimane la memoria della loro esistenza negli scritti più antichi, come nel caso di castel Belasi che tra i vari affronti che ha dovuto subire, c’è anche quello della distruzione o smantellamento delle sue stufe settecentesche di Sfruz, oggi del tutto perdute.

olle casa campia i love val di non Sfruz

Argilla, risorsa dalla terra

Come nasce questa tradizione? Nasce molto lontano e nasce grazie a una risorsa naturale della zona, l’argilla.
Il nome Sfruz infatti verrebbe da un termine latino dal significato di forare, nel senso di bucare il terreno per estrarre l’argilla. L’argilla è una ricchezza della zona che sicuramente gli abitanti di un tempo impararono presto a sfruttare, pare già in epoca romana fatto che venne confermato da alcuni ritrovamenti databili I/II secolo d.C. rinvenuti a inizio ‘900 proprio in paese.

Come zona abitata, la località si trova nei documenti già dal 1280 come Fruzo e nelle regole di castel Bragher, nel 1473, come Sfruzi. Altra citazione del 1532 si trova nella stesura dello statuto di Vervò per la redazione del quale furono chiamati a testimoniare due abitanti di Fruzo tra cui uno era maestro fornelaro, il che attesta di fatto una realtà artigianale già consolidata.

Le stufe a olle

Un fare antico dunque, ma a partire dal 1500 si definì un periodo nuovo dell’attività fornelara a Sfruz, questa fase è legata a maestri che venivano da Faenza. Di fede anabattista, i maestri faentini trovarono rifugio in zona, dalle persecuzioni subite a causa della loro fede.

sfruz-stufa a olle-ilovevaldinon

Tra i faentini arrivati a Sfruz c’erano alcuni raffinati maestri della maiolica che seppure non rimasero a lungo in Val di Non, spostandosi presto in zone più sicure in Svizzera e Ungheria, lasciarono una traccia molto evidente del loro passaggio. Una traccia di insegnamenti e scambio di capacità con i maestri fornelari di Sfruz che aveva massima espressione nella realizzazione delle formelle per le stufe in maiolica dipinte, come si dice, in punta di pennello, per indicarne l’estrema bellezza e raffinatezza.

Una particolarità che bene identifica questa eccellenza nonesa era un colore, un verde speciale e bellissimo, brillante come il verde Veronese ma del tutto unico, la cui ricetta originale è ancora gelosamente custodita dall’Associazione Antiche Fornaci di Sfruz.

La produzione di stufe a grandi formelle iniziò nel 1563, ma è tra il 1792 e il 1854 che la produzione trovò grande fortuna. Pare che proprio in quell’arco di tempo, le tre fornaci di Sfruz producessero oltre 1200 stufe di vario formato destinate a case, palazzi e castelli, le stufe di Sfruz arrivarono da Mantova a Salisburgo, da Ferrara a Vienna.

Sul finire dell’ ‘800 i grandi cambiamenti e scoperte portarono a rivoluzioni in tanti campi. Il petrolio, il nuovo combustibile liquido apparentemente più pulito e meno costoso della legna richiedeva stufe in ghisa e metallo realizzabili in serie, più facili da produrre, più economiche e facilmente diffondibili. In queste epoche di cambiamento, in moltissime case le vecchie stufe a olle vennero abbattute per fare posto alla modernità, creando così un’enorme perdita dal punto di vista del patrimonio tradizionale.

olle stufa casa campia i love val di non Sfruz

Associazione culturale Antiche fornaci di Sfruz

Nel 2005 viene fondata un’Associazione che, oltre a conservare l’antica ricetta del verde Sfruz come vi dicevamo qui sopra, ha come obiettivo la ripresa e il rilancio dell’antica arte della ceramica, e la valorizzazione di tutte le antiche tradizioni artigianali e culturali.

L’Associazione ha organizzato due convegni internazionali sull’argomento, nel 2008 e nel 2011 e si è proposta il progetto di un censimento di tutte le antiche stufe ancora rimaste, ma l’attività del gruppo riguarda anche il patrocinio di pubblicazioni e l’organizzazione di un concorso di pittura su ceramica. Se volete seguire le attività dell’Associazione il sito è antichefornacisfruz.it.

 

 

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