L’eremo di San Romedio dalla terra al cielo e ritorno

Non c’è noneso che non lo conosca e non c’è turista che non se lo sia sentito consigliare come posto, assolutamente da vedere. Perché San Romedio non è un santuario qualunque.

No, San Romedio non è quel che si immagina quando si parla di santuari, è diverso. É un’architettura ardita costruita (quasi) da su a giù a partire dal punto più alto, uno sperone di roccia di 90 metri; nel suo piazzale confluiscono percorsi trekking e sentieri che attraversano il bosco; nei giorni di quiete sembra ti porti in un altro tempo o dimensione e nei giorni affollati le voci dei bambini sono piene di stupore e allegria.

Non è un santuario qualsiasi è uno di quei posti che ti fa capire come le arti siano un bene trasversale, non è necessario essere religiosi per apprezzarne la straordinarietà e la forte carica carismatica.

Probabilmente quando qualcuno vede per la prima volta San Romedio si chiede se si tratti di un palazzo, una chiesa o un castello. La domanda è legittima perché il santuario di San Romedio si sviluppa verso l’altro e in maniera sempre più rastremata e un po’ un castello, lo ricorda.

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In realtà l’architettura del santuario si è evoluta in tempi diversi e con una modalità particolare, quasi dall’alto verso il basso. Di fatto il visitatore si trova a fare una sorta di percorso cronologicamente alla rovescia, dalle costruzioni più recenti alla più antica, lassù a 90 metri, dove c’è anche uno spericolato affaccio sulla forra del rio San Romedio, dove non è consigliabile avventurarsi se si soffre di vertigini.

San Romedio artisticamente è un luogo di contaminazioni, dove le architetture di un certo secolo custodiscono dipinti, altari e opere di altri tempi in una miscellanea che trova un’armonia tutta particolare, osservarne tutti i singoli aspetti quindi potrebbe richiedervi un po’ di tempo.

In questa atmosfera davvero singolare vogliamo ricordare che per molti anni le pareti delle scale erano una sorta di galleria a incrostazione di ex voto, una marea di storie e ringraziamenti che colpivano l’immaginario potentemente e prepotentemente; ora la maggior parte degli ex voto è raccolta in un deposito, sperando forse di riuscire a farne una raccolta per un piccolo museo.

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Ma quindi, com’è stato costruito questo edificio così particolare ?

L’origine di tutto è il luogo di eremitaggio di Romedio, nella parte estrema più alta, dove c’è la grotta dove il santo si riparava e una cappella dove sono conservate le sue reliquie. L’origine del luogo, come luogo di culto si intende, è da attestarsi secondo gli studi più aggiornati, intorno all’anno 1000. Dobbiamo dunque immaginare come per circa 500 anni questo luogo fosse solitario e impervio, raggiungibile solo con una sorta di sentiero e in alcuni tratti certamente dei gradini.

Probabilmente lungo il percorso erano disposte delle edicole votive di cui oggi non c’è traccia e nella parte più bassa (l’odierno ingresso) doveva esserci un modesto ricovero per pellegrini.

Il culto del santo venne riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa intorno al 1300 e dal secolo successivo divenne molto importante infatti, da questo periodo inizia la costruzione delle altre 4 chiese-cappelle.

La prima dunque fu la chiesetta di San Giorgio che è datata intorno agli anni ‘80 del Quattrocento, salendo le scale è la prima che trovate a destra. Immaginate allora, questa piccola chiesetta addossata alla roccia dalla quale si saliva poi, non semplicemente, fino alla cima dello sperone. La cappella è detta anche Clesiana perché pare voluta dal barone Cles, nonno di Bernardo Clesio.

Pochi anni a seguire, nel 1514 fu costruita la chiesetta che salendo da quella di San Giorgio trovate sulla sinistra, è la chiesa di San Michele o del Santissimo Sacramento, voluta pare dai conti Thun e dai baroni Spaur, costruita più in alto, si avvicinava di un bel tratto alla sommità.

La cosiddetta chiesa Maggiore del 1536 è quella costruita più in alto, accanto al luogo originario dell’eremo, al quale infatti, dall’aula della chiesa, si accede; della stessa epoca è anche il piccolo campanile.
Possiamo immaginare che l’accesso fino alla chiesa Maggiore, fosse già migliorato all’epoca, ma i successivi interventi importanti, quelli che hanno dato al santuario l’aspetto odierno arrivarono solo nel 1700.

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Nel corso del XVIII secolo infatti vengono definiti gli spazi al piano terreno, ambienti per accogliere i pellegrini, stalle, fienili e depositi, si costruiscono gli appartamenti al primo piano e il ballatoio, la sacrestia e la biblioteca. Sempre nel XVIII secolo la seconda parte della scalinata fu coperta e arricchita con delle edicole con la rappresentazione della passione di Cristo, un intervento questo, che dà al santuario un aspetto simile a quello di un sacro monte.

Ancora, a fine Settecento si costruiscono degli ambienti sopra la chiesetta di San Giorgio (Clesiana) e l’arco che incornicia la scalinata nella parte iniziale.
La chiesa dell’Addolorata che si trova di fronte alla chiesa di San Giorgio nella prima parte della rampa di scale a sinistra, è l’ultima costruita in ordine di tempo, dopo la prima guerra mondiale come ex voto alla Madonna per la pace ritrovata dopo la tragedia del devastante conflitto.

Se siete dotati di una buona immaginazione potete ricreare mentalmente il sommarsi degli interventi che hanno dato vita all’attuale santuario con le sue 5 piccole chiese, gli spazi di raccordo, gli appartamenti e i 130 gradini che ne fanno oggi un corpo unico.

Quello di San Romedio è insomma, un percorso nel tempo, da fare in entrambi i sensi magari osservando ogni volta, qualcosa di diverso.

 

 

Per raggiungere San Romedio in Val di Non:

dalla piazza di Sanzeno dove si affaccia Casa de Gentili si svolta a destra imboccando la strada asfaltata, prima tra i meleti e poi in una stretta gola dove scorre il rio San Rimedio, dopo circa 3 km si arriva al parcheggio del santuario.

Nel periodo estivo un bus navetta conduce i visitatori da poco dopo l’abitato di Sanzeno fino al parcheggio dal quale si sale a piedi verso il santuario.
C’è anche la possibilità di percorrere il sentiero delle forre di San Romedio, un sentiero a picco sul canyon ricavato da un ex-acquedotto realizzato nella metà del 1800 per scopi irrigui.

 

 

Credits: per la foto di copertina Sara Manella, per la prima foto del testo Sara Filippi, per la seconda foto del testo Valentina Maritini, per l’ultima foto del testo Luigi Sandri.

 

 

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Sara Filippi

Sara Filippi

Storica dell'Arte e anche architetto, mi piace il web, mi piacciono le strategie, i contenuti e la comunicazione. Faccio questo. L'idea mi fulmina nel sonno. Dormo poco, ma trovo soluzioni.

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