3 cose che forse non sai sulla diga di Santa Giustina

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Costruita in Val di Non nel 1951 per sfruttare le acque del fiume Noce, era la più alta d’Europa. Ma non è l’unica cosa da sapere sulla diga di Santa Giustina.

Alla fine degli anni ‘30 l’ingegnere Claudio Marcello delinea un ambizioso progetto per sfruttare le acque del torrente Noce, individuando la posizione ideale per costruire un possente sbarramento nella profonda forra scavata dal fiume.

Sono gli anni in cui lo sviluppo delle industrie del nord Italia richiede sempre più energia e si moltiplicano, in moltissime valli dell’arco alpino, i progetti di grandi dighe e centrali idroelettriche. La realizzazione del progetto in Val di Non viene affidata alla società Edison di Milano che inizia i lavori nei primi anni ‘40, interrotti a più riprese durante la guerra.

Viene realizzato uno sbarramento provvisorio per deviare il Noce in una galleria, in modo da poter lavorare nel punto in cui sorgerà la diga, scavando la roccia per fondare la costruzione e facendo profonde iniezioni di cemento per impermeabilizzare il fondo roccioso.

diga-di-santa-giustina-val-di-non-cartolina-1960-1970

La vera e propria realizzazione della diga inizierà appena dopo la fine della guerra per concludersi dopo soli 5 anni, con l’impiego di più di 3000 operai. Dopo la fine dei lavori alla diga viene realizzato l’invaso e si forma così il lago di Santa Giustina. Un momento storico importante per la valle, un’opera incredibile e affascinante che oggi vedete stretta tra le profonde sponde della forra dove scorre il Noce.

 

La diga di Santa Giustina, la più alta d’Europa

Si conclude nel 1951 la costruzione della possente muraglia in calcestruzzo: un arco di più di 110mila metri cubi di calcestruzzo e di ben 152,50 metri di altezza, all’epoca è la diga più alta d’Europa, oggi il primato è della Grande Dixence in Svizzera. Abbiamo poi approfondito l’argomento scrivendo in maniera più completa della storia della sua costruzione.

Risalendo la statale della Val di Non, appena dopo il bivio per la Mendola, passerete sul ponte che attraversa il Noce proprio in corrispondenza dallo sbarramento. Basta dare un’occhiata in giù per farsi prendere dalla vertigine!

diga di Santa Giustina-cartolina 1952 foto Francesco Visintainer

 

La prima centrale di Giò Ponti

I grandi cantieri idroelettrici dell’epoca sono certo il regno indiscusso degli ingegneri, ma la portata delle opere è tale che anche gli architetti partecipano spesso ai progetti.

Potete trovare un illustre esempio proprio accanto alla diga di Santa Giustina. La centrale elettrica e le case dei dipendenti sono infatti il primo progetto del noto architetto milanese Giò Ponti per la società elettrica Edison.

Tra il 1952 e il 1956 Ponti realizzerà altre cinque centrali elettriche tra le province di Trento, Sondrio e Cuneo, con lo Studio Ponti Fornaroli Rosselli.

 

L’eremo di Santa Giustina

Poco più a sud della diga, nel profondo canyon si trovano ancora i ruderi dell’eremo di Santa Giustina, a cui la diga e il lago devono il nome.

Si racconta che ci fosse un rifugio già abitato dal X secolo, ma non ci sono notizie certe prima del XVI secolo. Meta secolare di processioni e pellegrinaggi, viene abbandonato definitivamente nel corso del 1700.

Per i più curiosi: un itinerario segnalato (sentiero CAI n. 529) che parte dall’abitato di Dermulo, scendendo ripido nel canyon, vi condurrà ai ruderi dell’eremo in una sorta di grotta naturale. Lungo la discesa potrete godere della vista sulla diga che si staglia con il suo possente muraglione tra le alte pareti rocciose della forra.

eremo santa giustina-manuela marchetti

 

Credits: per l’immagine di copertina Sara Manella, per la prima immagine catinabib.it ,  per la seconda immagine del testo Francesco Visintainer, per la terza immagine del testo paolo&mari – worldmapz.com , per la quarta immagine Manuela Marchetti

Redazione

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