3 ponti sommersi che dovresti conoscere

Sono parte di un tempo passato, di un quotidiano che non si conosce più i ponti sommersi dalle acque del lago di Santa Giustina eppure, quando la quota del lago si abbassa e riemergono, il loro fascino è intatto. E ci raccontano storie.

Dopo la costruzione della diga di Santa Giustina, nel 1951 viene completato l’invaso del bacino che sommerge circa 406 ettari tra boschi, incolto, prati e vigneti. Una parte della valle viene letteralmente inghiottita dal lago, scompaiono strade, ponti e nel fondovalle anche diversi masi e casolari.

Solo quando in primavera il bacino viene svuotato per i lavori di manutenzione e quindi il livello scende sotto alla normale quota di 530 metri s.l.m, si può osservare la porzione della Val di Non normalmente sommersa dall’acqua e farsi un’idea di come doveva apparire più di 50 anni fa.

Quando il livello scende abbastanza, in alcuni casi fino alla quota minima di 445 metri, si vedono riaffiorare alcuni degli antichi ponti che permettevano di superare il fiume Noce e i suoi affluenti.

 

Il ponte Alto

Appena più a nord della diga, il ponte Alto, probabilmente di costruzione romana, collegava le due sponde del fiume Noce superando una forra profonda più di 100 metri in corrispondenza del dosso della Colombara.

Fino alla costruzione nel 1888 del ponte in ferro, il ponte Alto era l’unico passaggio sul Noce in questa parte della val di Non, nodo importantissimo di comunicazione in cui confluivano sulla sponda sinistra la strada romana che proveniva da Taio e le strade che scendevano da Còredo, Tavon e Sanzéno, mentre sulla sponda destra la via si biforcava verso Tassullo e verso Clés.

Con la sua larghezza di circa 2 metri e 20 permetteva il transito di piccoli carri, da qui la sua importanza strategica per i commerci.

ponti sommersi Luigi Sandri

 

Quando il lago si svuota si riescono ad osservare molto bene il dosso e il ponte in muratura, ma il livello non scende mai abbastanza per vedere quanto profonda sia la forra in quel punto, che Giuseppe Pinamonti descrive così in La Naunia descritta al viaggiatore del 1829:

Nel ritorno il viaggiatore pieghi sulla piana via a settentrione, e in meno di mezz’ora troverassi a Pontalto, orrido sito, ma estremamente pittorico. È questo un ponte altissimo di pietra, per lo quale si va dalla destra alla sinistra sponda del Noce. A non pochi rifugge l’animo dallo scendere coll’occhio in quegli abissi.

ponte alto sul noce incisione 1829

 

Il ponte della Mula o Largaiolo

Sulla sponda sinistra del lago poco più a nord della diga, due ponti collegavano le due sponde del rio di San Romedio, affluente del Noce.

In basso l’antico ponte medievale detto della Mula o anche ponte Largaiolo, collegava la zona di Sanzéno alla zona delle Plaze. Quando il lago si abbassa si può osservare il piccolo arco in pietra che incredibilmente non ha ancora ceduto all’azione e alla pressione dell’acqua.

ponti sommersi-ponte della mula-Luigi Sandri

 

Una leggenda racconta che il barone di castel Clés, che in quella zona aveva molti possedimenti, si trovò a fronteggiare una folla agguerrita di contadini di Sanzéno e tentò di scappare in groppa alla sua mula trovandosi bloccato dal rio di San Romedio.

Ma la mula impaurita dalle urla dei contadini, con un balzo prodigioso portò in salvo il padrone sull’altra sponda del torrente. Si racconta che, proprio in seguito a questo episodio, il barone fece costruire qui un ponte denominato poi della Mula in ricordo dell’ ardito animale.

 

 

Il ponte sulla strada dei Regai

Poco più a monte si trova un secondo ponte molto più largo e massiccio, ancora in ottime condizioni.

Costruito tra il 1852 e il 1854 in seguito al tracciato della nuova strada dei Regai (o Regiai o delle Plazze) che diramandosi dalla via per Sanzéno conduceva a Revò, diventando un’importante via di comunicazione per la Val di Non, importanza che mantenne fino alla costruzione del ponte di Santa Giustina.

Trovandosi questo ponte poco distante da quello della Mula capita che in alcuni testi si confonda uno per l’altro, ma se si tiene a mente la consistenza (questo è praticamente integro, quello della Mula molto infragilito) non si può sbagliare e saprete riconoscerlo.

Quando il livello del lago scende è possibile percorrere il primo tratto della vecchia strada e arrivare fino al ponte.

ponte Maria STancher

 

Credits: per l’immagine di copertina, per la prima e la terza immagine del testo Luigi Sandri, per la quarta immagine del testo Maria Stancher

Cosa ne pensi?
Redazione

Redazione

Creiamo progetti per il web, elaboriamo idee e strategie per il web marketing, esploriamo i social media e sviluppiamo contenuti. La Val di Non l'abbiamo conosciuta, studiata, amata. Ve la raccontiamo in un modo tutto nuovo. Per sapere cosa possiamo fare per la tua azienda Clicca qui

Potrebbero interessarti anche...