Dalla A alla Z le 19 parole che vi faranno venir voglia di imparare il nones

Probabilmente i nonesi non ci fanno nemmeno caso ma il dialetto che si parla in Val di Non non è solo estremamente vario, è anche ricco di particolarità e parole “simpatiche”. Abbiamo messo insieme un glossario allegro, per far ripassare i nonesi e incuriosire tutti gli altri.

Il dialetto in Val di Non è una questione piuttosto complicata, ti sposti di una manciata di chilometri e cambia l’intonazione e spesso anche molte parole vere e proprie.
I nonesi infatti, capiscono in due parole da quale paese della valle viene l’interlocutore con cui si trovano a chiacchierare.

Pare che una delle ragioni della grande varietà del dialetto noneso sia in qualche modo legata alla difficoltà che in passato esisteva per attraversare la valle da una parte all’altra.

Insegnare il nones in tutte le sue declinazioni sarebbe piuttosto complicato, però raccontare un po’ di parole quello sì, si può fare. Così, dalla A alla Z, abbiamo messo insieme una ventina di parole che potrebbero esservi utili o che semplicemente potreste prendere come prima lezione di nones.

nones I love val di non dialetto

Acaról – bevanda che si ottiene aggiungendo acqua ai raspi rimasti in una delle fasi di produzione del vino. Se per caso non siete proprio amanti del vino, vi potrebbe capitare che vi offrano un po’ di acaról come alternativa, perché insomma “non è mica vino”. “Bevi! No l’è mia vin, l’è acaról” – Bevi! Non è mica vino è acaról

Barèla – cariola. Nel caso vi capiti di trovarvi a dare una mano nei lavori manuali a un noneso, una parola che può esservi utile sapere è barela, questo perché se vi chiedono “Protime la barela” non crediate si tratti di un’emergenza medica.

Ciànvacantina. Fondamentale, sì, questa è una parola importantissima, se un nones vi chiede “Venes ‘n te la me ciànva?” “Vieni nella mia cantina?” preparatevi a una serata di quelle di un certo peso, a base di vino, birra, salumi e formaggi.

Desdromenzarsesvegliarsi. Anche in nones il significato è doppio, ma se un nones vi esorta con un perentorio “Desdromenzite!!” è di certo per incitarvi ad essere, diciamo, un pochino più coi piedi per terra.

Embriacubriaco. Il termine vi sarà utile perché potreste sentirlo in più versioni: “embriac come ‘na slita”, “embriac come na vachia”, “embriac marc”!

Frigoloti – un particolare tipo di pasta casalinga da fare in brodo dall’aspetto irregolare e casuale ottenuto sfregando la pasta tra le mani. Esiste anche la torta da frigoloti, un dolce tipico dalla forma irregolare data dall’utilizzo di un impasto a singoli ciuffetti proprio come nella pasta in brodo.

Gàtolesolletico. Forse questo termine non è così fondamentale ma almeno se vi chiedono “Iàs le gàtole ti?” sapete che non si tratta di una sorta di malattia.

Iàide (star sule..) – stare in grembo, sulle ginocchia. Di solito sulle iàide ci stanno i bambini quindi se sentite “Vei, vei sule me iaide” probabilmente non è un invito rivolto a voi.

Limòclumaca. Si, potrebbe anche capitarvi di essere definito così, se per esempio vi trovate a dare una mano in qualche lavoretto ad un amico noneso e vi dice “Ah, si si vas benon…svelto come ‘n limoc” potrete apprezzare a pieno qualche goccia di ironia nonesa.

Matelòtragazzino.  “Valà, ses propri en matelot” non è esattamente un complimento, più una considerazione desolata. Il femminile è “matelòta”.

Nzopetarseinciampare. Nel caso vi capiti di sentire la raccomandazione “Vara no nzopetite ve no” sappiate si tratta di preoccupazione perché non inciampiate e non di uno scioglilingua.

Orèlimbuto. Se state dando una mano a imbottigliare il vino e vi dicono “Dame l’orel” la richiesta è pertinente perché non si tratta del nome storpiato di un biscotto, ma del caro vecchio imbuto appunto.

Pistórfornaio. Un termine forse non più molto usato, ma che non può mancare in un vocabolario essenziale noneso.

Rebaltóndisordine, confusione. “Che el sto rebalton?” tipica frase di mamma nonesa che entra nella stanza del figlio adolescente.

Stòf aria calda soffocante. “Che stòf che l’e ‘ncoi” se siete frequentatori della Val di Non soprattutto nella bella stagione vi sarà capitato di sentire questa frase, succede quando l’aria è ferma e il caldo sembra soffocante il che, tanto per chiarire, assomiglia solo vagamente a quel che si patisce in città.

Tés sazio. Parola di una certa importanza perché se vi chiedono “Es tes?” e voi per sviare fate un sorriso ambiguo e spallucce vi ritroverete il piatto pieno e vi toccherà mangiare doppio.

Usma – Termine un po’ particolare questo, se nella maggior parte degli usi dialettali il significato è “andare a naso” “annusare” in nones il termine si usa diversamente. Nel caso di “Che usmes?” si potrebbe tradurre “Cosa smani?”, ma si usa anche per esprimere l’idea che una persona si comporta in un certo modo in seguito a una sua convinzione o fissazione. “L’e l’usma”

Vergótqualcosa. “Vós vergót?”, “Vuoi qualcosa?” “vós amò vergót ?” “Vuoi ancora qualcosa?” o “semper vergót” “Sempre qualcosa”. Vergót è una delle prime parole che si imparano perché si dice spessissimo, vi sarà davvero utile.

Zórla – maggiolino. Beh, oggi di questi piccoli coleotteri non se ne vedono più così tanti, ma le zórle sono di certo protagoniste di tutte le storie dei bambini di qualche decennio fa. Storie di sere di maggio, di brevi catture e di scherzi con le zórle che con le zampine quasi appiccicose si attaccavano ovunque a vestiti e capelli!

 

Come sempre, vi invitiamo a commentare se voleste precisare qualcosa riguardo ai significati o se voleste aggiungere una qualche parola nonesa che vi sembra simpatica!

 

 

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