Attenzione alle zecche. Tutto quello che devi sapere

Piccola, silenziosa, quasi invisibile. La zecca è uno di quei dettagli della montagna a cui non pensi mai finché non la trovi attaccata alla pelle e a quel punto, se non sai cosa fare, il rischio è di fare la cosa sbagliata.
Contenuto dell'articolo
Questo articolo è una guida pratica: dove vivono, quando sono pericolose, come proteggersi, e soprattutto cosa fare (e non fare) se ti morde una.
Dove vive la zecca e dove si trova in montagna
La specie più diffusa sulle nostre montagne si chiama Ixodes ricinus, la zecca dei boschi. La trovi nei sottoboschi, tra l’erba alta, lungo i bordi dei sentieri, nei pascoli e nelle radure umide. Si arrampica sulla vegetazione bassa fino a circa 50 centimetri da terra e aspetta pazientemente che qualcuno le passi vicino.
Non salta, non vola, non cade dagli alberi. Si aggancia semplicemente mentre cammini.
In Italia era considerata presente fino a circa 2000 metri di quota. Il problema è che questo limite si sta allargando: se alla fine degli anni ’80 nell’arco alpino le zecche erano assenti o rare, oggi la loro presenza è segnalata al di sopra dei 1000 metri. Nelle Alpi occidentali è stato registrato un incremento delle popolazioni fino a 1700 metri, quota in cui non erano solite vivere, e il fenomeno è legato all’aumento delle temperature invernali e alla diminuzione della copertura nevosa.
Tradotto: non c’è una quota “sicura”. Il rischio è maggiore dove c’è vegetazione bassa, umidità e fauna selvatica — caprioli in particolare. I bordi dei boschi, i prati alti e le rive dei torrenti con vegetazione fitta sono gli ambienti a cui fare più attenzione.
Le zone del Nord Italia con la più alta concentrazione di zecche infette da TBE (meningoencefalite) sono Friuli-Venezia Giulia, Veneto (Alpi bellunesi) e Trentino-Alto Adige, con segnalazioni sporadiche anche in Emilia-Romagna e Toscana. Ma anche Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta non sono esenti, soprattutto nelle aree prealpine.

Quando bisogna stare più attenti
La stagione delle zecche va da maggio a ottobre. I momenti di maggiore attività sono la tarda primavera e l’autunno mite, ma non c’è motivo di abbassare la guardia in piena estate: un pomeriggio di agosto tra i pascoli alti può essere rischioso quanto una camminata di fine maggio.
Il caldo non le ferma, la pioggia le favorisce.
Come proteggersi prima di uscire
Qualche accorgimento prima di partire fa davvero la differenza.
I vestiti sono la prima barriera.
Pantaloni lunghi chiari (le zecche si vedono meglio su colori tenui), calzini alti, e se puoi infila i pantaloni nei calzini. Sembra goffo ma funziona: le zecche risalgono sempre dal basso.
I repellenti sono il secondo strumento.
Il DEET si applica sulla pelle esposta, la permetrina invece va sui vestiti, sulle scarpe e sullo zaino — non sulla pelle. La permetrina sui tessuti è uno dei metodi preventivi più efficaci disponibili. Si compra in spray nei negozi di outdoor e dura diversi lavaggi.
Il vaccino per la TBE è una cosa che in pochi conoscono, ma che vale la pena sapere.
Esiste un vaccino contro la meningoencefalite da zecca, e è l’unico strumento preventivo per quella specifica malattia. Le principali organizzazioni scientifiche internazionali raccomandano la vaccinazione a chiunque viva o si rechi in aree endemiche con possibile esposizione alle zecche. Il ciclo completo richiede tre dosi: la prima subito, la seconda dopo 1-3 mesi, la terza dopo 5-12 mesi dalla seconda. Se frequenti regolarmente boschi e sentieri di montagna parlane con il tuo medico.
Se porti il cane, ricorda che è un taxi perfetto per le zecche. Le trasporta fino a casa tua senza che tu le veda. Assicurati che sia protetto con collare o pipette antiparassitarie, e controllalo appena rientri prima di lasciarlo libero in casa.
Prodotti utili:
Per la pelle:
Autan Defense Extreme (DEET 50%) — protezione fino a 10 ore.
Jungle Formula Molto Forte (DEET 50%) — per escursioni ad alto rischio.
Autan Family Care (DEET 15%) — formula più delicata, fino a 4 ore.
Per vestiti, scarpe e zaino:
Permecid spray tessuti — dura fino a 6 lavaggi.
Biokill spray ambientale/tessuti — in farmacia.
Attenzione: la permetrina è tossica per i gatti. Tenere indumenti trattati lontani dai felini finché non sono asciutti.
Non confondere: la permetrina spray per tessuti (outdoor) con la crema al 5% per scabbia (uso cutaneo, su prescrizione medica).
Al rientro: il controllo da non saltare
Appena arrivi a casa — prima di sederti, prima di qualunque altra cosa — fai un controllo completo del corpo. Le ninfe di zecca sono grandi quanto un seme di papavero e il loro morso è completamente anestetico. Non senti nulla, e possono restare attaccate per giorni senza che tu te ne accorga.
I punti dove le zecche si nascondono più volentieri sono le ascelle, l’inguine, dietro le ginocchia, le orecchie, l’attaccatura dei capelli e le caviglie. Controllale tutte con attenzione.
Non dimenticare di controllare anche lo zaino, i vestiti (meglio metterli subito in lavatrice ad alta temperatura) e il pelo del cane.
Dieci minuti adesso possono evitare settimane di problemi dopo.

Hai trovato una zecca attaccata: cosa fare
La prima cosa è non farsi prendere dal panico. La seconda è agire nel modo giusto, perché sbagliare la rimozione è peggio che aspettare.
Usa una pinzetta fine o uno strumento specifico per zecche (si trovano anche in farmacia). Avvicinati il più possibile alla pelle, tira con pressione costante e verticale, senza girare e senza oscillare. Appena fuori, disinfetta la zona con alcol o iodopovidone. Poi conserva la zecca in un barattolino o in un foglio di carta piegato: potrebbe servire per l’identificazione della specie.
Qui serve una specifica, perché sul come togliere la zecca potreste aver trovato consigli diversi. Alcune linee guida italiane (ISS) menzionano una leggera rotazione al momento della trazione, ma CDC e ECDC raccomandano di fare una trazione verticale per evitare che il rostro rimanga nella pelle.
Il punto è appunto che il rostro deve essere estratto, quindi se ti fai aiutare fidati di chi ha un metodo già collaudato, non c’è un modo giusto in assoluto. Se fai da solo, replica la modalità che ti fa sentire più sicuro e fermo.
Cosa non fare mai:
- versare olio, alcol o ammoniaca per “soffocarla” (reagisce rilasciando saliva, aumentando il rischio)
- schiacciare il corpo con le dita
- bruciarla con un accendino sulla pelle
Dopo la rimozione: medico sì o no?
È la domanda che si fa chiunque, e la risposta dipende da quanto tempo era attaccata.
In generale, le zecche infette devono essere attaccate per più di 24 ore per trasmettere l’infezione. Una rimozione rapida può prevenire la trasmissione. Se la zecca era ancora piatta e l’hai tolta presto, il rischio è basso.
Monitora la zona e tieni d’occhio i sintomi generali.
Per la malattia di Lyme, la trasmissione del batterio richiede in genere che la zecca rimanga attaccata per almeno 36 ore. Una rimozione rapida, quindi, riduce concretamente il rischio.
Per il virus della TBE il discorso è diverso: la trasmissione può avvenire molto più in fretta, anche nelle prime ore dal morso. Per questo il vaccino contro la TBE è l’unico strumento davvero efficace: non c’è una finestra temporale “sicura”.
Se invece la zecca era già gonfia di sangue, o non sai da quando era attaccata, cambia tutto. Le linee guida attuali raccomandano una profilassi antibiotica — una singola dose di doxiciclina entro 72 ore dalla rimozione — per i morsi ad alto rischio, cioè zecca Ixodes in zona endemica, attaccata per almeno 36 ore.
In questo caso chiama il tuo medico di base lo stesso giorno: non è necessario andare al pronto soccorso, ma serve una valutazione per capire se la profilassi è indicata nel tuo caso. Evita di fare esami del sangue subito dopo il morso: in questa fase non sono utili.
Nei 30 giorni successivi, tieni d’occhio la zona del morso. Il segnale più importante è l’eritema migrante: un cerchio rosso che si espande lentamente dal punto del morso.
Questo tipo di rash compare nel 60-80% delle persone infette da Lyme, di solito entro 3-30 giorni dal morso. Se lo vedi, anche se non fa male, vai dal medico subito. Lo stesso vale per febbre, dolori articolari, stanchezza intensa o rigidità nucale nei giorni o settimane successive.

Quali malattie trasmette una zecca
Le due che contano di più sono queste.
La borreliosi di Lyme è l’infezione da zecca più diffusa in Europa. Uno studio condotto su zecche rimosse da persone in Lombardia tra il 2018 e il 2023 ha trovato il batterio Borrelia burgdorferi nel 10,1% dei campioni analizzati. Se presa in tempo, si tratta bene con antibiotici orali. Il problema è la diagnosi tardiva, quando i sintomi vengono scambiati per altro.
La meningoencefalite da zecca (TBE) è causata da un virus, non da un batterio, e si manifesta in due fasi: prima qualcosa di simile all’influenza, poi — in una parte dei casi — una fase neurologica con meningite o encefalite. I dati italiani mostrano che il circa il 10% dei casi sviluppa sequele neurologiche permanenti. Non esiste un trattamento antivirale specifico: la prevenzione è l’unica arma efficace. Ed è esattamente per questo che esiste il vaccino.
Tre cose che si sentono spesso e che non sono vere
“Le zecche saltano dagli alberi.” Falso. Si aggrappano alla vegetazione bassa e aspettano il contatto. Non saltano, non volano, non cadono.
“Il morso fa male, me ne accorgo subito.” Falso. La loro saliva è anestetica. Possono restare attaccate giorni senza che tu senta nulla — ed è proprio questo il problema.
“In quota non ci sono.” Sempre meno vero. Come abbiamo visto, la loro presenza è documentata oltre i 1000 metri e in alcune zone fino a 1700.
In sintesi: cosa fare
- Prima di uscire metti pantaloni lunghi, spruzza la permetrina sui vestiti e proteggi il cane.
- Al rientro fai il controllo completo del corpo prima di sederti, e metti i vestiti in lavatrice.
- Se trovi una zecca attaccata: pinzetta, trazione verticale, disinfezione, conserva la zecca.
- Nelle 72 ore successive valuta con il medico se serve la profilassi antibiotica.
- Nei 30 giorni dopo tieni d’occhio la pelle e i sintomi generali.

