Celle ipogee; le mele si conservano nel cuore della montagna. Letteralmente

Un progetto straordinario, unico al mondo, che riporta la modernità a contatto con la terra, in un percorso quasi atavico di sostenibilità e innovazione. Le celle ipogee di Melinda.

Fuori dalla Val di Non quando parli della Val di Non il primo commento di solito è “ah, sì. Dove si fanno le mele”.
È vero, ci sono tante immagini che balzano in mente quando si pensa alla Val di Non, dalle mele al tempo della primavera che si porta appresso quel paesaggio, se possibile, ancora più bello dove i campi si trasformano in un tappeto bianco effimero ma meraviglioso.

Oggi però c’è un’altra immagine destinata a ritagliarsi uno spazio del tutto speciale nell’immaginario legato alla Val di Non, proprio lì, tra meleti e monti.

È l’immagine di una grotta, anzi di una galleria, anzi di una rete di gallerie dove le mele riposano, aspettano, si conservano. Se vi sembra difficile da immaginare è perché si tratta di una cosa davvero unica, unica al mondo, e non è un modo di dire.

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Celle ipogee, un progetto unico al mondo

Il progetto delle celle ipogee, cioè celle frigorifere realizzate sotto terra, o meglio, nel cuore della montagna è un progetto che tra sostenibilità e innovazione ha preso forma in questi anni ed è oggi una realtà pluripremiata proiettata nel futuro.

Se ancora vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, mettiamo le cose in ordine.

Esisteva nella montagna che sale alle spalle di Mollaro, una miniera detta del Rio Maggiore realizzata negli anni per l’utilizzo del materiale di scavo, roccia dolomia, utilizzata per la produzione di materiali per l’edilizia dalla Tassullo materiali.
Esisteva l’esigenza di trovare nuovi spazi per la conservazione delle mele in considerazione di un progressivo aumento della produzione.

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Sì, perché le mele si raccolgono una volta l’anno e nello spazio di una ventina di giorni convergono tutte verso i magazzini della frutta del consorzio Melinda, in media 360 mila tonnellate all’anno. Le mele vengono poi conservate in modo tale che possano mantenere le proprie caratteristiche organolettiche in ambienti detti celle frigo dove la temperatura è di 1 grado e l’ossigeno è all’1%. Ogni singolo magazzino del consorzio Melinda ha un certo numero di celle frigo che, con l’aumento della produzione, era in stato di difficoltà.

Esistevano dunque una realtà e un’esigenza apparentemente molto lontane tra loro.
Quello che non esisteva era un esempio, una cosa simile, una strada sicura insomma che facesse convergere in maniera quasi ovvia quegli elementi. Per metterli insieme serviva un’idea e comunque questa sia nata, è certo che, per arditezza, impegno e perseveranza è stata una grande idea.

Utilizzare un sito minerario esistente, trasformarlo in un frigorifero semi naturale per conservare della frutta fresca è una cosa che nessuno al mondo aveva mai fatto prima.

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Le celle ipogee

Le celle ipogee non hanno bisogno di isolamento tradizionale, grazie alle caratteristiche naturali della roccia l’isolamento termico è ottimale e il raffreddamento necessario dell’ambiente è di molti gradi inferiore a una normale cella fuori terra. Le mele sono dunque depositate in una grotta di dolomia, chiusa da un sistema moderno e gestita per temperatura e aria da un impianto ad hoc.

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Oggi, quest’idea è una realtà, di 12 celle per una capacità totale di 10.000 tonnellate, dalle precise caratteristiche.
Riduzione del consumo di energia e conseguente riduzione di immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, risparmio idrico dovuto all’utilizzo dei principi di geotermia, riduzione dell’uso di materiali isolanti il cui smaltimento provoca inquinamento, salvaguardia del paesaggio non alterato dalla costruzione di ulteriori volumi fuori terra e altri vantaggi di vario grado di importanza, come il rumore o la sicurezza.

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La straordinarietà di questo progetto, che si sta ancora sviluppando e che sta già procedendo con la realizzazione di altre celle dalle stesse caratteristiche, ha un fascino tutto particolare.

In occasioni speciali Melinda organizza visite guidate alle celle, se vi capita cogliete l’occasione, visitare questi spazi è un’opportunità che non dovreste perdere anche per capire quegli aspetti emotivi personali suscitati da un ambiente così particolare, nel cuore della montagna, che è difficile raccontare.

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Credits: per l’immagine di copertina grazie a Melinda, per le immagini del testo I love Val di Non

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